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PALINURO
Sorge
su un imponente bastione di roccia proteso sul mare ed è
uno dei luoghi più suggestivi del magnifico paesaggio costiero
cilentano.
La beltà di Palinuro prorompe in ogni angolo, in ogni grotta,
in ogni scogliera, nei riflessi del mare, sulla roccia, nelle
mille forme scolpite nel tempo dal mare e dagli agenti naturali:
la Grotta Azzurra e la Grotta del Convento sono elementi di un
paesaggio rimasto pressoché immutato e primitivo.
Il territorio di Palinuro si è rivelato un ricco giacimento
di reperti fossili risalenti ad almeno centomila anni addietro
tra cui cervi, leoni ed orsi. Sono state rinvenute anche testimonianze
della presenza dell'uomo dell’epoca Neolitica.
Il mito tramandato da Virgilio nell'Eneide vuole che Palinuro,
il vecchio nocchiero di Enea, mentre era al timone durante la
notte fu raggiunto dal dio Sonno disceso dall'Olimpo nelle sembianze
dell’amico Forbante. Poiché il mare era calmo il
dio tentò di persuaderlo a riposare in quanto la nave avrebbe
mantenuto la rotta anche senza guida.
"Che bella notte" disse il Sonno, simile a Forbante.
"Che bella notte, o Palinuro. Non sei stanco?" Palinuro
sorridendo rispose "Tengo stretto il timone, questa calma
non mi rassicura, ci sono troppe stelle e c'è qualcosa
di inquietante che striscia sul mare". "Non preoccuparti"
disse il Sonno "Riposa un poco, lascia a me il timone, che
ti sono amico. Tutti dormono, perché soltanto tu devi vegliare?"
Nell''animo di Palinuro si insinuò la rabbia. Rabbia ed
invidia per il grande Enea che dormiva sicuro. "lo non ho
sonno" rispose Palinuro; ma già le membra divenivano
pesanti. Palinuro pensò: "Non debbo dormire, sento
un inganno. Se io dormo forse Enea... ". "Non mi fido
del mare questa notte" disse ad alta voce e si avvicinò
al timone. Ma voleva fidarsi, sciocco Palinuro. Il falso amico
alzò una mano dalle dita divine e una rugiada leggerissima
cadde sugli occhi di Palinuro il quale, stringendo a sé
la barra, lentamente chiuse gli occhi vittima di un sonno irresistibile.
Strinse a sé il timone con tutte le sue forze ma il dio
lo scaraventò in mare con una forte spinta. Pur se addormentato
Palinuro non lasciò il timone che si spezzò precipitando
con lui. Con un rumore lieve Palinuro entrò nell'onde.
Si destò solo nel mare, lontano la nera sagoma delle navi.
Palinuro lentamente cominciò a nuotare, pensando alla flotta
senza guida. Ad Enea disteso nell'ombra a riposare lanciò
un grido: "Destati, Enea, destati! Lascia i tuoi sogni. Il
tuo amico Palinuro è perduto".
Per tre notti egli fu trascinato dalle onde. All'alba del quarto
giorno un'onda gigantesca lo scaraventò sulla costa, nei
pressi della città greca di Elea (Velia per i latini).
Appena toccò terra, genti ostili lo uccisero.
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